Dante. Storia di un visionario by Guglielmo Gorni

By Guglielmo Gorni

Italian variation - "In Italia Garibaldi e Dante hanno sempre ragione: di loro non si può parlar mai male; e almeno in keeping with il primo dei due, ciò è passato in proverbio. Neppure noi qui parleremo male di Dante. Non accrediteremo in step withò su di lui pie leggende: ciò è dovuto alla verità e alla storia". Il Dante di Corni, che tiene conto di una eccezionale mole di fonti, scioglie miti consolidati da secoli di tradizione. Basti pensare all'esilio, che ha suscitato tanta solidale simpatia ma di cui sono country trascurate le ragioni intrinseche e storiche. O il mito dantesco dell'Impero, sostenuto al di là di ogni conveniente ragione pratica. l. a. stessa Beatrice, ben lungi dall'essere l'oggetto purissimo di un amore preraffaelita, è uno strano miscuglio di passione fisica e trasposizione teologica privata.

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In questo quantity, apparso alcuni anni dopo il successo dei Miti greci, Robert Graves si suggest di esplorare, con gli stessi intendimenti e avvalendosi della collaborazione di Raphael Patai, il patrimonio mitologico rintracciabile nel Libro della Genesi, ricollegandolo alle tradizioni greche, mesopotamiche, persiane ed egiziane.

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Anzitutto una figlia (forse ancora dalla prima moglie Bella), che Piattoli identifica con quella di cui le Esposizioni di Boccaccio (canto viii [esp. ] 3) dicono che fosse «maritata ad un nostro cittadino chiamato Leon Poggi [banditore del Comune], il quale di lei ebbe più figliuoli», e tra essi un Andrea [Leoni], intrinseco di Boccaccio, «il quale maravigliosamente nelle lineature del viso somigliò Dante e ancora nella statura della persona, e così andava un poco gobbo, come Dante si dice che facea, e fu uomo idioto, ma d’assai buono sentimento naturale e ne’ suoi ragionamenti e costumi ordinato e laudevole».

Non solo a norma di Pg 30, 55 (parla Beatrice), ma anche di Pd 16, 104 (parla Adamo), dove Boccaccio non esita a privilegiare, a difesa della propria interpretatio nominis, una lezione screditata, minoritaria nei codici dell’antica vulgata (è in Ash Co Fi Gv Ham La), ma ancora presente negli incunaboli, «Dante [per Da te], la voglia tua discerno meglio». Ecco quanto scrive il commentatore: L’altra persona, alla quale nominar si fa, è Adamo, nostro primo padre, al quale fu conceduto da Dio di nominare tutte le cose create; e perché si crede lui averle degnamente nominate, volle Dante, essendo da lui nominato, mostrare che degnamente quel nome imposto gli fosse, con la testimonianza di Adamo; la qual cosa fa nel canto xxvi del Paradiso, là dove Adamo gli dice: Dante, la voglia tua discerno meglio etc.

Per altro verso, bisogna dire che hanno favorito una certa ripetitività inerte, scoraggiando – specie nella cultura italiana – esegesi più complesse e monografie d’impianto più vasto. Œuvre de commande per eccellenza, hanno sopito la riflessione teorica, risolvendo tutto nella realtà particolare del canto (ma la Commedia non è riducibile alla somma di cento lecturae). Sono poi connotate da una loro endogamia, nel senso che le lecturae si citano tra loro, producono senso come in camere stagne, impermeabili a discorsi più generali.

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